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Due cammini, uno stesso sogno: la Carovana incontra “Pé No Chão”

Due cammini, uno stesso sogno: la Carovana incontra “Pé No Chão”

Ci sono incontri che non si dimenticano. Che lasciano il segno, perché al di là delle differenze geografiche o culturali, mettono in contatto due esperienze che, pur nate lontane, parlano la stessa lingua: quella del riscatto, dell’educazione, della bellezza restituita ai margini.

Il 17 giugno la Carovana del quarantennale di Exodus ha vissuto una giornata intensa a Monza, dopo un tratto in bici partito da Milano. Prima tappa alla Cascina Cantalupo, sede di vita e accoglienza del Consorzio EX.it, dove il gruppo si è ritrovato per un incontro speciale con i ragazzi e gli educatori di “Pé No Chão”, compagnia artistica di Recife, nel Nord-Est del Brasile, da trent’anni attiva nelle favelas con spettacoli, laboratori e percorsi educativi rivolti ai bambini e ai giovani più vulnerabili.

Un parallelismo che commuove

Il primo momento della giornata è stato l’ascolto reciproco. Jocimar, uno dei referenti di “Pé No Chão”, ha raccontato l’impegno quotidiano del gruppo nei quartieri più poveri di Recife, dove la miseria, la violenza e la discriminazione sono pane quotidiano. Due gli spettacoli che stanno portando in tour in Italia: “Roda Favela”, che racconta la durezza della vita nelle periferie, e “Mediterraneo invisibile”, che affronta il dramma delle migrazioni forzate.

I giovani artisti hanno testimoniato con forza la discriminazione razziale che ancora oggi subiscono, anche in forme sottili: «A volte ci dicono: guarda com’è educata questa persona nera, sembra quasi un bianco…». Un razzismo “cordiale”, che ferisce con un sorriso.

Parole che hanno trovato eco nell’intervento di Marco Pagliuca, responsabile della Carovana Exodus, che ha evidenziato l’affinità profonda tra i due percorsi: anche i ragazzi di Exodus, attraverso la Carovana, cercano un nuovo inizio, dopo storie segnate dalla tossicodipendenza, dal carcere, dalla marginalità.

L’amicizia che nasce a tavola

Il secondo tono della giornata è stato quello della convivialità. A tavola, nei gesti semplici, nei sorrisi, nei piccoli dialoghi improvvisati nonostante le barriere linguistiche. In poche ore si è creato un clima caldo, fatto di sguardi che si riconoscono e mani che si stringono. La Carovana e “Pé No Chão” si sono sentiti, davvero, parte di una stessa famiglia.

Una piazza che vibra

Il pomeriggio si è poi spostato in Piazza San Rocco, proprio davanti allo Spazio Tre di Exodus, per un laboratorio aperto di danze afro-brasiliane, percussioni e capoeira. Un’ora e mezza di pura energia, durante la quale la forza della cultura afro-brasiliana ha travolto la piazza: bambini, adolescenti, adulti e passanti sono stati coinvolti in un vortice di ritmo, corpo e vita. Nessuno è rimasto spettatore.

È difficile dire se sia nato un vero e proprio gemellaggio. Ma qualcosa si è acceso. Magari un giorno sarà proprio Exodus a restituire la visita, portando il metodo educativo direttamente a Recife, nelle favelas dove il riscatto si costruisce ogni giorno con arte, coraggio e passione.

Perché ogni cammino autentico, anche se parte da lontano, alla fine cerca lo stesso sogno: che nessun ragazzo, in nessun angolo del mondo, sia più invisibile.

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